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A ventiquattr’ore dall’anniversario della donazione di Anna M. Luisa de’ Medici, che legò a Firenze l’immenso tesoro artistico della Casa Medici, l’orafo Riccardo Penco ha esposto la lunga ricerca condotta nella bottega familiare condotta dal padre Paolo, questa sera influenzato, per ricostruire il Diamante Fiorentino, iniziata diversi anni fa nell’ambito delle attività volte a riportare alla luce gioielli della casa medicea, fondamentali per la storia dell’arte e della città. Sorpresa, però stavolta, dalla apparizione, lo scorso ottobre, dell’originale, fino ad allora considerato perduto, del diamante proprio mentre i Penco ne completavano la ricostruzione. Eccezionale la somiglianza con l’originale mostrato dagli eredi Asburgo in Canada dove era rimasto in una cassetta di sicurezza per oltre cento anni.

Era stata la ultima imperatrice d’Austria, Zita, a chiuderlo nel caveau di una banca canadese senza peraltro dire esattamente con quali gioielli. Da qui la eccezionale scoperta. Come ha confermato il presidente avv. Cortigiani, che ha seguito la vicenda da un punto di vista giuridico, la proprietà del gioiello, che si vorrebbe legato a Firenze dall’ultima Medici, resta nell’incertezza e ancor più incerta la possibilità che un gioiello che potrebbe valere qualche decina di milioni di euro, possa traversare l’Atlantico anche solo per una mostra.

Ciò rafforza ancor di più il lavoro della famiglia Penco. Oggi infatti il gioiello sta in una spilla ottocentesca forse più convenzionale. Insieme con il gioiello ricostruito, le fasi della lavorazione, dalle impronte della montatura alle sue ricostruzioni. Molte le domande e le curiosità alle quali il relatore ha dato volentieri risposta.