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Non poteva mancare l’attualità delle proteste dei pastori sardi e Ferri Graziani non si è tirato indietro. Certamente solidarietà ma il caso è esemplare. Il 40% delle pecore italiane sono in Sardegna, il 60% del loro latte va alla produzione di pecorino romano ma dovrebbe andare al pecorino sardo e identificato sardo! Noi agricoltori – ha continuato il nostro relatore - abbiamo sbagliato. Ricordate il metanolo? Siamo passati al vino di eccellenza ora giocando alla pari con la Francia. Il binomio prezzo e origine certa funziona e lo abbiamo capito. Perché non c’è altra scelta contro i mega-produttori ai quali non possiamo fare concorrenza sul loro terreno. Con orgoglio ecco la agricoltura giovane italiana che avanza con specializzazione e fantasia. Non quantità ma qualità. Una qualità totale e ricercata in ogni zona storica e nella battaglia, quasi vinta, ormai, della etichettatura. Ferri Graziani lo ha ribadito con forza: l’unico mezzo per avere giusta remunerazione dei prodotti è l’origine riconoscibile che ne esalta la qualità. E’ qualcosa che le aziende agricole innovative di giovani non figli di agricoltori sta portando avanti. Il dibattito (con gli interventi dei nostri Azzaroli, Diana, Bertini, Fioretto ed altri) ha riservato ottimismo e un giusto orgoglio regionale per l’eccellenza dell’alimentazione toscana. Con una sorpresa: al primo posto nelle motivazioni di una vacanza in Toscana, secondo uno studio citato dal nostro relatore e condotto tra i passeggeri dell’aeroporto di Pisa, ci sarebbe il mangiar bene. E se è così oggi figuriamoci quando Firenze avrà la sua tanto attesa nuova pista!